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IsabelleTostin
Senza gatti... non c'è paradiso
16 luglio 2007
Questo blog si autodistruggerà entro dieci, nove, otto... secondi

Dopo un mese di assenza dal blog [causa principale: esami universitari - che non sono ancora finiti per questa sessione!] comunico ufficialmente che ho trasferito tutti i post pubblicati  qui in quasi due anni su Splinder. 
Peccato aver perso tutti i commenti... in compenso ho imparato il linguaggio html e ho notato che Splinder è moooolto meglio che Il Cannocchiale (per la cronaca: qui i problemi sono gli stessi di un mese fa *ridicolo*).
Quindi non mi resta che invitarvi tutti al mio nuovo indirizzo. ;-)

http://isabelletostin.splinder.com

A presto!




permalink | inviato da IsabelleTostin il 16/7/2007 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
15 giugno 2007
Boooks...
 

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Esercizi di stile
Raymond Queneau
Testo originale a fronte, traduzione di Umberto Eco
Einaudi Tascabili, Einaudi, 9 €

Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche, i diversi generi letterari (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese), giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l’ordine delle lettere alfabetiche…
Un effetto comico travolgente, che già si è prestato a realizzazioni teatrali, ma al tempo stesso un esperimento sulle possibilità del linguaggio che può essere usato, come già è avvenuto, per fini didattici.

Studiato tempo fa per un esame universitario, riletto oggi l’ho ritrovato ancora più stimolante e creativo. Utilissimo per chi si cimenta per la prima volta con scritti letterari (soprattutto per l’utilizzo corretto dei verbi!), dovrebbe non solo essere adottato come testo universitario, ma anche come manuale didattico per le scuole superiori.
Purtroppo questo non avviene, forse perché considerato un libro ancora oggi troppo “d’avanguardia”, troppo distante come invettiva spicciola dei libri per liceali. Invece sarebbe proprio da questo testo che si dovrebbe partire per studiare la lingua italiana; anche se in origine nasce in lingua francese, la traduzione di Umberto Eco - quel poco di francese che mi ricordo mi è stato sorprendentemente (!) d’aiuto per cogliere alcune sfumature rimaste pressoché inalterate in traduzione - è ben calibrata e anche le licenze poetiche utilizzate da Eco non alterano il senso originario del testo, e dimostrano come il traduttore sia riuscito a capire e interpretare perfettamente il meccanismo utilizzato da Queneau per le sue 99 variazioni sul tema.
Anche se divertente, arguto e spassoso non va assolutamente preso alla leggera, il testo infatti richiede un minimo di concentrazione per essere compreso nel migliore dei modi.
Cominciate quindi, se volete solo divertirvi con intelligenza, da “Il diario intimo di Sally Mara”. Ma questo forse l’avevo già detto…

9/10

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Bel-Ami
Guy de Maupassant
Acquarelli, Giunti, 6.20 € [io l’ho trovato scontato a 2 €]

Bel-Ami: l’amico del cuore, si potrebbe tradurre, ma vorrebbe dire presentare il protagonista di questo fortunato romanzo di Maupassant, che vide le stampe a puntate nel 1885, in una luce morale che non gli spetta.
Più che un amico del cuore, cioè un confidente fidato e sollecito del bene di chi lo sceglie, è piuttosto un “amico dei cuori”, spiccatamente quelli femminili, perché, all’inizio senza nemmeno rendersene conto, ha il dono del piacere alle donne.
In una società in cui il denaro ha definitivamente imposto le sue regole e la conquista del successo mondano è diventata la forma sofisticata del gioco d’azzardo come non approfittare di una simile opportunità?

Arrivista, perfido, subdolo, senza scrupoli. Ci si potrebbe innamorare di un uomo così? Eppure quattro donne vicine a George Duroy - questo il suo nome - non gli resistono e fanno per lui follie, stregate dal suo fascino tenebroso.
In realtà George è un poveraccio senza arte né parte, che per la propria arrampicata sociale si appoggia solo ed esclusivamente al proprio corpo. Non possiede nessuna particolare capacità intellettiva, mediocre come militare lo resta anche nella carriera come giornalista, grazie alla quale riuscirà a farsi un nome solo per via delle sue conoscenze scelte, ovviamente, all’occorrenza.
Anche le quattro donne che lo affiancheranno fino alla sua ascesa definitiva, sono state letteralmente accalappiate in base a futuri meriti e opportunità che George può da loro acquisire. Una volta resesi conto della truffa (perché è di questo che si tratta!) in cui sono cadute, nessuna, e dico, nessuna cercherà di ricavare dalla meschina avventura sessuale un insegnamento, un monito per il futuro.
Certo che a volte noi donne…

Interessante per l’analisi psicologica, mi rendo conto purtroppo che la traduzione da me letta è alquanto “facilona”, soprattutto per la punteggiatura e la resa di certe frasi che, presumo, nella versione originale saranno state molto più complesse e raffinate.
Comunque non temete, lo stock di libri della Giunti, acquistati perché scontati a 2 €, con “Bel-Ami” è terminato.
Resta comunque invariata l’ottima impressione sulla narrativa di Maupassant, scrittore a cui mi avvicino per la prima volta: il modo così freddo e a volte ironico, con cui narra le disgraziate avventure di Duroy e i suoi più intimi pensieri, rende ancora più misera la vita del protagonista, destinato a rimanere spiritualmente solo nonostante la ricchezza di cui riesce a circondarsi.
E quando il suo arrivismo lo porta addirittura a inventarsi un altisonante nome che rispecchi meglio il suo nuovo ruolo sociale, nega alla fine sé stesso per diventare un uomo finto creato su misura, senza felicità.

7½/10

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Arancia meccanica
Anthony Burgess
Tascabili Einaudi, Einaudi, 10 €

Arancia meccanica è la storia di Alex, teppista sempre pronto a usare il coltello, capo di una banda di “duri” con i quali ripete ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, il gioco della violenza.

Al pari delle invenzioni letterarie di Raymond Queneau c’è (secondo me) “Arancia meccanica” che, pubblicato per la prima volta nel 1962, ha portato in scena un inglese “russificato” e contaminato dal linguaggio adolescenziale del periodo: Alex e compagni utilizzano il nasdat, slang appositamente inventato da Burgess che ebbe l’ispirazione da un suo imminente viaggio a San Pietroburgo; non a caso i nomi dei personaggi sono comunemente diffusi in Russia (Alex, Georgie, Pete e Dim - diminutivo di Dimitri).
Dopo un iniziale e plausibile rimbambimento, l’arzigogolata prosa è comunque comprensibile, e scatena una sostanziosa comicità, che è in assoluto il pezzo forte del libro. Le violente avventure di Alex e dei suoi adepti tuttavia restano a volte poco digeribili, soprattutto per quell’atmosfera ludica che Alex sa creare con il suo bizzarro metodo di narrazione.
La storia di Alex non è però tutta qui, perché attraverso le sue esperienze vi si trova un avvertimento contro l’indifferenza e l’eccessiva fiducia nello Stato. Alex infatti finirà - come ormai tutti sanno - cavia di un esperimento sociale, che ha lo scopo di annullare completamente il libero arbitrio e di far compiere all’uomo solo azioni socialmente accettabili. Proprio come una macchina automaticamente impostata su di un binario prestabilito (l’arancia meccanica del titolo).
Burgess quindi preferisce un mondo in cui la violenza è commessa come atto volontario, e non un mondo in cui vi è un condizionamento all’inoffensività, di conseguenza l’operato dello Stato su Alex è da condannare automaticamente; il ragazzo infatti non sarà più in grado di scegliere tra il bene e il male, anche se il finale capovolge la situazione a favore del monito di Burgess e in un capitolo aggiuntivo (n. 7, parte terza - non presente però in tutte le edizioni) vediamo addirittura il perfido Alex pensare alla famiglia.
A mio parere tra il libero arbitrio e la presenza costante dello Stato, non trovo la migliore. Sicuramente una via di mezzo: con la prima si rischierebbe l’anarchia, e con la seconda una condizione troppo repressiva per l’uomo.

9/10

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La città della gioia
Dominique Lapierre
Oscar bestsellers, Mondandori, 8.80 €

Come può chiamarsi “città della gioia” uno dei quartieri più poveri della periferia di Calcutta, dove migliaia di uomini, di donne, di bambini sopravvivono con poche rupie al giorno, cibandosi a volte persino dei rifiuti, dormendo in tuguri di un metro per due, senza luce, né acqua, né fognature? Eppure proprio qui, nella sporcizia e nel fango, dove nessun uomo vorrebbe abitare, i protagonisti di questa storia straordinaria sull’India che soffre scoprono l’eroismo, l’amore e la solidarietà che spesso mancano nelle ricche metropoli del nostro Occidente.

Contrariamente a quanto faccio di solito, cioè scrivere la recenZione appena terminato il libro/film, per questo romanzo ho lasciato che venisse risucchiato nell’oblio della memoria a breve. Finito di leggere a febbraio (!!), l’ho letteralmente dimenticato sulla libreria.
Quindi, il commento che seguirà sarà solamente un vago riassunto delle impressioni avute al termine della lettura.

Dunque.
Mh.
Sì. Straziante, tendente alla lacrima facile, cerca di tenere nascoste le identità dei personaggi realmente esistiti, salvo poi spiattellarne nome e cognome veri in una postilla aggiuntiva.
Il resto è tutto nella trama qui sopra. Ed è proprio scritto così: con enfasi drammatica e da telenovela.

6/10




permalink | inviato da IsabelleTostin il 15/6/2007 alle 12:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
11 giugno 2007
Fumetti e manga (FINE AGGIORNAMENTO!)
 

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“Strangers in Paradise” n. 9: litigare, partire senza salutarsi, rimuginare sull’accaduto e all’improvviso l’incidente.
Tutte le certezze vengono stravolte al momento dello schianto e l’unica cosa che Katchoo pensa è “Francine”.
E David?
Forse David è morto…

[non sto troppo ad analizzare il volume perché è davvero un colpo di scena dietro l’altro, svelerei tutto altrimenti - quindi non è per pigrizia!]

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“Slam Dunk Deluxe” n. 5: e così Hanamichi Sakuragi e compagni hanno.. perso! giuro che non mi sono mai divertita così tanto nel seguire una partita - che sia di calcio, basket, tennis, pallavolo, o… - Inoue è insuperabile!
Hanamichi è sempre spassoso e in questo numero due nuovi personaggi entrano in campo: Ryota Miyagi, innamorato dell’assistente dell’allenatore dello Shohoku [mitico Hanamichi che “sbatacchia” il doppio mento di quest’ultimo img503/861/sorrisodentitw6.gif ] e il teppista Mitsui.
Se il primo diventa amico di sfighe sentimentali di Hanamichi, il secondo (senza denti - buahahahahah!!!) mentre intenta una mega rissa in palestra viene fermato dalla fine del volume.
Il seguito fra due mesi. Mannaggia...

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“Berserk” n. 61: in via eccezionale recensisco i numeri 61 e 62 pubblicati con l’edizione regolare. Che sinceramente aspettare l’uscita del n. 31 della Collection sta diventando uno strazio. Ma sia ben chiaro: non ho intenzione di abbandonare la Collection, mica posso lasciarla a metà!

Ecco i punti salienti di questo numero:

- Shilke, in preda a crisi ormonali, piange. E’ la pubertà…
- Shilke fa un incantesimo: la ruota cremisi che incenerisce un fottio di troll. Vabbeh…
- Gatsu si offre di portare in spagoletta Shilke. Che va in estasi adolescenziale.
- Gatsu combatte una balena tentacolata e Shilke gli snebbia le cervella perché è riuscita a subentrare nella sua psiche.
- Arriva un indiano fluttuante che dice “I Makara sono gli elementi distintivi dei Pishacha”.

E’ chiaro ormai che questo è un inutilissimo numero. E lo si nota soprattutto da quante volte appare Shilke che, viste come stanno le cose, la si dovrebbe pure ringraziare: senza di lei e i suoi pUteri magggici Gatsu non sarebbe riuscito a superare lo stato di Berserk. Ma, se ci fate caso, a chi è da imputare l’arrivo dell’armatura del Berserk? A quella cretina di SHILKE!
Con rammarico noto inoltre che Serpico [*sbav sbav*] appare, nell’intero numero, rarissime volte, e che Farnese sta diventando il clone sano (per ovvi motivi…) di Caska: dalla prima all’ultima pagina ripete per quattrocento volte un’unica parola “Maestra!”; mentre la seconda non dice manco più i suoi soliti “Bbb, ggrhfls”.
Analizzando poi i mostri che appaiono in questo numero, direi che la balena tentacolata è fin troppo simile agli elefanti giganti dei numeri precedenti, e che i troll hanno rotto il…
In chiusura, l’arrivo dell’indiano in levitazioni è per me incomprensibile.

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“Berserk” n. 62: dopo la caduta libera del precedente numero, questo si risolleva giusto un attimino.
Serpico torna in scena, ma purtroppo lo fa fiaccamente, nonostante i numerosi fendenti tirati a destra e a manca. Combatte in coppia con Gatsu&Shilke (uccidetela!), contro l’indiano che è accoppiato con un serpente d’acqua traslato su uno mastodontico per via di un incantesimo.
Insomma, tanti begli accoppiamenti che danno vita a un combattimento interminabile e pallosissimo.

Durante la sopraccitata soporifera sequenza, Gatsu sprona Shilke dicendole addirittura “Lo faremo io e te... assieme! - Adesso dividiamo la stessa sorte... anzi... siamo una cosa sola!”. Quale sublime dichiarazione per un’adolescente in preda a turbe ormonali? Infatti lei non ci pensa su nemmeno due volte e stringe *grab* con le sue manine il possente collo di Gatsu.
Ripeto: uccidetela [su insegnamento di Cecilia].

Quando i fatti sembrano aver decretato la vittoria dei nostri, ho avuto un déjà-vù: mentre Gatsu si riprende, Shilke gli sbraita telepaticamente nella testa “Non userò mai più... un sortilegio tanto pericoloso!”. Se ripescate dal n. 61, all’inizio, il pianto isterico di Shilke (“Si tratta del vostro corpo! Così rischiate la vita!”), noterete come le due vignette si somiglino pericolosamente.
Che qualcuno abbia usato la carta copiativa? Vatti a fidare degli assistenti...

L’arrivo del gigante di fuoco dà vita a una serie di saette e fulmini che all’ottava scarica diventa un tantino ripetitiva, sembra di giocare all’Allegro Chirurgo.

Poi arriva Zodd, che ammazza un po’ di troll in paese e arriva sul molo. Il motivo? Non è dato a sapere.

A questo punto credo che Miura stia utilizzando la strategia dell’accumulo per evitare la partenza del gruppo verso Skelig. Prima i troll, poi il Makara dei Pishacha, poi il demone di fuoco e poi ancora Zodd.
Che poi dico, in tutto quel marasma la nave di Roderick sarà sicuramente ridotta in pezzi. Se nel prossimo numero la si ritrova ancora intatta, diventa tutto una baggianata!
Intanto il ritorno di Farnese è del tutto inutile, dato che da due numeri a questa parte lei, come tutti gli altri personaggi, è relegata in fondo al molo a prendersi ogni tanto qualche onda anomala in faccia. Come la mettiamo con il suo pseudo-fidanzamento con Roderick?
L’arrivo di Zodd ha portato un po’ di sangue e brandelli di carne in scena ma ormai abbiamo capito tutti che il Miura di una volta, quello a cui piacevano le frattaglie, le torture e i mostri veri, ha lasciato il posto a un Miura più soft che tira avanti la carretta con non più lo stesso entusiasmo.
Abbiamo così perso due numeri seguendo delle superflue battaglie, quando sarebbe stato più interessante sapere che fine ha fatto Charlotte, il plotone di Kushan ora al servizio di Grifis-Phemt o, volendo, come se la passa il popolo delle Midlands...
Perché non l’hai fatto, Miura? PERCHE’???

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“La finestra di Orfeo” n. 1: è ufficiale, adoro Riyoko Ikeda!
Di nuovo un tormentato personaggio femminile dopo la Nanako di “Caro fratello” e la Oscar di “Versailles no bara”.
Julius è costretta a vivere sotto mentite spoglie per assicurarsi l’ingente eredità del padre - ora morente - che non l’ha mai riconosciuta debitamente. Vive con la madre e le due sorellastre (avute dal padre da un precedente matrimonio) e frequenta un conservatorio-collegio maschile possedendo grandi doti musicali.
Sì, conservatorio maschile.
Julius infatti vive, ed è da tutti considerata, come un ragazzo; solo così, facendosi passare uomo, potrà avere l’eredità in quanto unico erede maschio. La madre e il medico di famiglia sono gli unici a conoscere la verità.
Questo ovviamente porterà conseguenze inaspettate nella vita di Julius e in quella di chi la circonda, e sarà tutto collegato alla bizzarra leggenda della “finestra di Orfeo”, la finestra della torre del collegio frequentato da Julius, dalla quale si dice che ogni ragazzo che vi si affacci si innamorerà automaticamente della prima ragazza che vi passerà sotto, ma l’amore che nascerà sarà destinato a finire in tragedia.
Come avrete capito l’inizio del manga è già molto elaborato, numerosi personaggi vengono già presentati in maniera dettagliata, ognuno dei quali ha una propria psiche che sottolinea quale lavoro la Ikeda abbia svolto per la preparazione della storia; lo scorrere degli avvenimenti molto lenti, è “scosso” da violenti scatti d’ira di Julius e inaspettati rivolgimenti tramici.
Julius è infatti insofferente alla sua condizione temporanea (almeno lei lo spera...) di ragazzo, che dura da quindici lunghi anni - praticamente dalla sua nascita! - sfoga così la sua femminilità repressa lasciandosi prendere troppo dalle emozioni e diventa ancora più violenta quando capisce di essersi senza dubbio innamorata, per la prima volta, di un ragazzo, un suo compagno di studi.
Combattuta in questo limbo, sogna il momento in cui rivelerà il suo essere donna e quando potrà riscattare la madre e sé stessa da una vita di restrizioni in balia delle tiranniche sorellastre, ora padrone di casa dopo il collasso del capo famiglia.
Ci sono inoltre i numerosi compagni di scuola di Julius ad avere un ruolo ben preciso nella vicenda e un professore, un mentore per molti studenti e per Julius... qualcuno che nasconde qualcosa di minaccioso.
Come in “Caro fratello” ritornano le angherie e i litigi tra studenti, anche Nanako era vittima e spettatrice di cattiverie tra le compagne di scuola.
E a differenza di “Lady Oscar” l’aspetto comico/ironico qui lascia il posto a una pacatezza e serietà che apprezzo molto. Se in “Caro fratello” la stessa caratteristica raggiungeva culmini tragici e un po’ paradossali, qui tutto è contenuto nei limiti e se si raggiunge il livello d’allarme è comunque giustificato.
I disegni sono molto più dettagliati e maturi che in “Lady Oscar”, anche solo per lo sfondo e i dettagli: in “Versailles no bara” non era raro trovare vignette completamente bianche al cui centro solo i personaggi in oggetto; qui invece tutto è curato nei minimi particolari, a ricreare quell’atmosfera di inizio Novecento, in cui si svolge appunto la storia di Julius, la Germania del 1903.
Infine, intrighi tramati nell’ombra, omicidi avvenuti con successo e altri solo tentati, amori repressi (non solo quello di Julius), misteri e tensioni fanno da contorno a questo manga. E tutto questo solo nel primo numero. Nulla che faccia pensare quindi a una storia soporifera!

A presto, su queste critiche, con il n. 2.




permalink | inviato da IsabelleTostin il 11/6/2007 alle 22:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
8 giugno 2007
Ma perché???
Ci credo che la colonna di destra con tutti i link ai libri e film è come morta: se apro la pagina per modificarla i bottoni "Aggiorna" e "Cancella" NON FUNZIONANO.
Ho scritto a quelli della piattaforma per sapere qualcosa.
Mi cominciano a girare...



permalink | inviato da IsabelleTostin il 8/6/2007 alle 11:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
7 giugno 2007
Prova... prova...
Non ho ancora capito se la nuova piattaforma è attiva oppure no, sta di fatto che la mia vecchia impaginazione è sparita e al mio indirizzo [isabelletostin.ilcannocchiale.it] si vede automaticamente quella nuova.
Però da lì non riesco a loggarmi e sono dovuta andare direttamente sulla home page del Cannocchiale per scrivere questo post (e tra l'altro mi ha aperto l'editor vecchio, mica quello nuovo simile a quello di Splinder!).
Boh, non ci capisco una mazza.
L'aggiornamento sui manga evito di farlo, prima che mi sparisce tutto.
E ho notato un'altra cosa: se cliccate sull'elenco di libri/film in colonna, il link non porta da nessuna parte! Mica mi devo rimettere qua a sistemarli tutti, vero???

Che dite? ci spostiamo su Splinder? 



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CULTURA
5 giugno 2007
Manga vari (in aggiornamento)

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“Blood Alone” n. 1: Misaki e Kuroe vivono insieme in un Giappone probabilmente del prossimo futuro, anche se lo stile di vita non è affatto lontano da quello odierno - è più che altro per una serie di situazioni al di fuori della realtà, accettate dai presenti in maniera del tutto normale, che me lo fa pensare; entrambi i protagonisti possiedono poteri soprannaturali concessigli “da terzi” durante un tragico episodio che li ha fatti incontrare: lei è una vampira e lui riesce a vedere delle cose strane...
Ovviamente Misaki è attratta da Kuroe.
Ma Misaki è una bambina e Kuroe è un ragazzo sui trent’anni. Tra loro quindi non ci potrà (per il momento?) essere nessun tipo di relazione amorosa, quindi la situazione così sospesa alimenta nella “coppia” diversi inghippi sensuali (ho scritto sensuali e non sessuali!) in cui però anche il ragazzo sembra a volte accettare l’attrazione della ragazzina nei suoi confronti, fino a ricambiarla.
In questo primo numero ci sono le basi per una serie - non ancora giunta al suo termine in Giappone - molto promettente, in cui già ci sono molti segnali d’azione e accenni per una trama molto più complessa di quella presentata finora: pestaggi e inseguimenti con spiriti vaganti appartenenti al male oscuro; giovani vampiri a cui è toccata, presumibilmente, la stessa sorte di Misaki ma in odore di omosessualità e la presenza, forse, di una comunità vampiresca molto vasta.
Un accenno merita l’atmosfera delle pagine di questo manga: la struttura delle tavole, molto piccole, tendono a soffocare i personaggi ritratti, che in questo modo vengono quasi sempre ripresi in primo piano o piano-americano; solo nei casi di inseguimenti si possono vedere delle tavole con campi lunghi, ma non ci sono comunque grandi “descrizioni visive” per quanto riguarda l’ambiente in cui i personaggi si muovono, anche quando Misaki e Kuroe si trovano al luna park l’impressione che ne risulta è sempre quella cupa e claustrofobica.
Per il resto, i 2/3 degli avvenimenti avvengono in ambienti chiusi, deserti - svolgendosi ovviamente di notte per via del vampirismo di cui è affetta Misaki - o nella casa di Kuroe, così austera e molto fine Ottocento. In particolare osservando le scene che si svolgono nell’appartamento del ragazzo, tutto concorre alla composizione di un clima rarefatto, sospeso, e la vita dei due giovani, che si dipana fra quei mobili pesanti, scuri, sembra ovattata, in bilico fra realtà e surreale…
Attendo fiduciosa il secondo numero.

Thanks to Cecilia per la sua recensione del suddetto del 14/05/2007.

 

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“Lady Oscar” n. 3: saltato il secondo numero dato che non lo si trova manco a piangere in eschimese, e poi comunque mi hanno assicurato che era ancora un numero introduttivo , effettivamente il bello della vicenda inizia proprio adesso.
Luigi XV è morto e la giovane Maria Antonietta e il Delfino di Francia si apprestano a succedere al trono come nuovi reali.
Pianti & desperation per il defunto, partenza del tenebroso Conte Fersen - di cui però non ho ben capito il ruolo perché evidentemente esplicitato con maggiore chiarezza nel secondo numero - e assestamento dei nuovi reali nelle cariche a loro concesse.
Non prima però di una rocambolesca sequenza in cui Oscar fa sfoggio delle sue prodezze da cavallerizza/o e salva tra strazianti urla la (non ancora) regina di Francia a cui si era imbizzarrito l’equino quadrupede.
Che impeto e che carisma!
Tristezza infinita, invece, seguendo le vicissitudini della povera Rosalie arrivata al punto di vendere il suo corpo pur di racimolare qualche soldo. L’incontro fortuito con la nostra eroina e un fraintendimento tra le due mette bene in evidenza che, nonostante l’aspetto “mascolino”, la nostra Oscar non ha tendenze omosessuali, anche se odia essere considerata una donna.
Comportamento contraddittorio, credo…
Comunque sono molto solidale con la disgraziata Rosalie, finora il mio personaggio preferito anche se secondario.
Ho un debole per le storie strazianti.

 

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“Chiho Saito presenta - L’uovo di Cupido”: scelto, tra la vasta gamma di volumi autoconclusivi della serie, in un momento di confusione mentale.
Pensavo peggio.
Tutto sommato una storia turbolenta con grande sbandieramento di sentimenti e forza mascolina, in cui una ricca ereditiera incinta di non si sa chi cerca un marito a pagamento per tenere nascosta la bravata alla famiglia, e avere così un momentaneo matrimonio riparatore in bianco. Poi arriverà il divorzio e chi si è visto-si è visto.
La tipa trova così un giovane, belloccio quanto basta, che accetta di sposarla sotto contratto, ma l’amore sboccia subdolo tra i due e tra: urla, litigi, negazione dei sentimenti amorosi, amplessi fugaci - perché la carne è “debbbole” -  risse da bar con tanto di salvataggio della protagonista in dolce attesa legata e imbavagliata in stile bondage da dei loschi figuri tipo Yakuza, si compiono per lei i giorni del parto e la stessa proclama “Mi è venuto il mal di pancia!”, non essendosi nemmeno accorta che quei dolori erano le doglie… Comunque nel momento della nascita del bambino la storia si chiude bruscamente sui dubbi amletici di lui (“A chi assomiglierà il bambino? a me o a lei?”), sottolineando così la sua totale immersione nella parte di marito ormai non più a contratto.
Molto trash.

.................

A domani per l’aggiornamento con “Slam Dunk Deluxe” n. 5, “Strangers in Paradise” n. 9 e “La finestra di Orfeo” n. 1, ché qua sta arrivando un temporale della madonna e devo spegnere il computer.




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 18:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
cinema
3 giugno 2007
"Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo" di Gore Verbinski (2007)

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Dopo aver riassettato le idee su questo terzo episodio (visto lunedì 28 maggio) ho potuto appurare che la confusione che avevo nel cervello non era da ricondurre a quella ventina di colpi di sonno che mi hanno abbattuto a intervalli regolari sulla poltroncina durante la proiezione, ma a un effettivo aggroviglio “tramico” del film.
Vabbeh, sarà stata anche la visione di Libero De Rienzo, poco prima dell’inizio dei Pirati, in quel fotogramma durato un nano secondo nel trailer di “Milano-Palermo” a farmi andare un attimo in cortocircuito… [“Oddio! Libero De Rienzo!!!” *sbav sbav*]
Comunque.
Un bel minestrone questo film: effetti speciali a iosa che compensano l’assenza di trama e gli incomprensibili e interminabili dialoghi; tolti quelli che cosa rimane? un marasma di personaggi, che spuntano anche dietro le cozze, che parlano-parlano-e-parlano senza cognizione di causa, si ammazzano, sfoderano le pistole e le spade tanto per darsi un tono, si sposano nel bel mezzo di una battaglia - che più trash e idiota di così… - enunciano oscuri presagi in versi per andare verso la fine del mondo e oltre a fare “qualcosa” e a vedere gente; saltano, ridono, urlano e se all’inizio del film c’era una netta divisione tra buoni e cattivi, alla fine pure i cattivi si sciolgono in un brodo di melassa. Ma era un film sui pirati, o su Candy Candy?
Come quel cinese lì, quello che alla fine muore trafitto da una trave in un turbinio di polvere, schegge, vetri rotti e lapilli [non ci sono vulcani, ma ci mancavano solo quelli e poi eravamo a posto], mentre la bella figa di turno (scusate la finezza, ma come la dovevo chiamare? si è “concessa” metaforicamente a tutti i personaggi maschili!), dicevo, mentre lei che gli stava di fianco rimane illesa, lui, all’inizio bastardissimo, quando si ritrova in punto di morte concede tutto il suo vascello all’impavida fanciulla riponendo in lei tutte le sue speranze: “Ti affido la mia nave. Oh Capitano, mio Capitano!”.
E ci sono anche altri personaggi che invertono la rotta caratteriale finendo il film con baci & abbracci.
Mi dicono poi che l’unica scena clou ben diretta e ad effetto è quella del Maelstrom, ma io in quel punto ho avuto uno dei miei colpi di sonno e ricordo solo vagamente la dea Calipso che ha rigurgitato qualcosa che sembrava un ammasso di crostacei zampettanti e ha provocato il putiferio marino. Bah…
La ridicolaggine si tocca anche con Jack Sparrow e i suoi sdoppiamenti (non ci siamo Johnny, la tua mimica facciale è da elogio, ma stavolta eri comunque sotto tono e non solamente per colpa della sceneggiatura scadente) e il bacio a polipo di Will sulla coscia di Elizabeth.
La sequenza finale con Sparrow e le due “damine” è, manco a farlo apposta, insensata e superflua e la sua partenza in mare mi ha fatto pericolosamente pensare che molto probabilmente ci sarà pure un quarto episodio.
In sostanza, si ride a sprazzi, e io l’ho fatto fino alle lacrime con il nano - all’inizio del film - che spara un colpo di bazzuca e vola all’indietro, poi per il resto ci si annoia che è una meraviglia e ci si incazza.
Perché a me questi film fanno solo incazzare.

[Se vi chiedete perché sono andata a vedere tutti e tre gli episodi: è una storia lunga…]

P. s.: state seduti fino alla fine dei titoli di coda, ci sarà una sorpresa.
  

3/10




permalink | inviato da il 3/6/2007 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
30 maggio 2007
Così, tanto per gradire...

Mentre cerco di riordinare i pochi e nebulosi ricordi che ho del terzo e (si spera) ultimo capitolo de "Pirati dei Caraibi" - visto che ho dormito per tutta la durata del film - vi lascio l'indirizzo provvisorio del mio blog per vedere la nuova veste grafica della piattaforma del Cannocchiale.
Quando si decideranno a renderla attiva al 100% non è dato a sapere.
Il template l'ho scelto così, senza impegno.

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letteratura
28 maggio 2007
Film e libro a confronto: "L'estate del mio primo bacio" di Carlo Virzì e "Adelmo, torna da me" di Teresa Ciabatti

img513/5859/virsin0.jpg  L'estate del mio primo bacio - screenshot

 

Estate 1994. Camilla, in vacanza sull’Argentario con la madre depressa e mitomane, la nonna, i due inservienti filippini e la tata storpia, passa le giornate ricercando il vero amore che suggellerà il suo passaggio all’età adulta in quell’estate di metà anni ’90.
Attraverso una narrazione frammentata in brevissimi capitoli, seguiamo non solo le avventure pseudo-sentimentali della protagonista con l’Adelmo del titolo, ma anche quelle dei numerosi personaggi secondari: l’amichetta di Camilla che a causa del rapporto conflittuale con i genitori tenta, nell’arco di 222 pagine, il suicido quattro volte; le sfighe sentimentali di Claudia, l’impiegata dell’autoscuola di paese; la ricerca del proprietario della suddetta autoscuola di venti milioni di lire per allestire la consueta gara natante di fine estate; il papà di Camilla e le litigate con la nuova compagna; il mostro del villaggio in preda a impulsi sessuali repressi; ecc.
In poco più di 200 pagine - tra l’altro scritte a passo 45 - con una rosa di personaggi e intrecci così vasti, si nota da subito che non c’è lo spazio narrativo necessario per narrare sufficientemente tutto. Diversi episodi vengono così dimenticati anche se alla fine della lettura quello che rimane è l’idea di un romanzetto scorrevole, a volte surreale, e poco impegnativo con cui passare qualche ora di ozio domenicale [iniziato alle ore 11:00 di domenica mattina, nel primo pomeriggio, dopo debite pause, l’avevo già finito - e non è perché leggo i libri come Super Vicky!]; strappa qualche risata e offre un paio di perle di saggezza poetica, poi però lo si infila nel dimenticatoio.
Utilissimo come lettura da spiaggia.

Carlo Virzì dal canto suo non ha né migliorato né peggiorato il romanzo originale. L’ha reso in celluloide tale e quale: stessi dialoghi, stessi episodi, stessa aria fritta.
Ha solo anteposto l’anno di svolgimento, dal 1994 al 1987.
Potremo così rivedere le cartelle della Naj Oleari, le Girelle che ormai se le filano in pochi, le canzoni della Rettore, i poster dei Duran Duran, le Superga di tela e le mollettine colorate (per noi femminucce, ovviamente). Beh, io nel 1987 avevo sì e no 6 anni, però ricordo che  un paio d’anni dopo, quando andavo in terza elementare, avevo rotto talmente tanto i coglioni ai miei genitori con la cartella rigida sopraccitata che alla fine… non me l’hanno mai comprata. E mi son dovuta tenere quella rosa di Barbie.
Ma sto divagando.
Al contrario del libro, dove la storia raccontata tendeva comunque ad avere, come già detto, una punta di surreale e in cui i suicidi della amica di Camilla, ad esempio, vengono analizzati in maniera ironica e sopra le righe, nel film questi stessi argomenti [suicidio, depressione, crisi coniugale, crisi dell’età adolescenziale, ecc.] vengono presi troppo sul serio e sfociano in un miscuglio di retorica davvero fuori luogo.
Si vede addirittura, dopo un po’ di divertimento e nostalgici ricordi, l’inserimento dell’anoressia e del conflitto sociale tra arricchiti e poveri (!).
No, direi che alla fine il Virzì ha fatto uno scivolone mica da niente. 
Il film è preferibile comunque a “Notte prima degli esami”, anche per la ricostruzione storica e l’atmosfera che ne risulta.
Utilissimo da vedere se non c’avete nulla da fare.

 

film: 6/10

 

libro: 6/10

 

“Adelmo, torna da me”
Teresa Ciabatti
Einaudi Stile Libero, Einaudi, 10 €

“L’estate del mio primo bacio” di Carlo Virzì (2005)




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cinema
28 maggio 2007
Film e libro a confronto: "L'estate del mio primo bacio" di Carlo Virzì e "Adelmo, torna da me" di Teresa Ciabatti

img513/5859/virsin0.jpg  L'estate del mio primo bacio - screenshot

 

Estate 1994. Camilla, in vacanza sull’Argentario con la madre depressa e mitomane, la nonna, i due inservienti filippini e la tata storpia, passa le giornate ricercando il vero amore che suggellerà il suo passaggio all’età adulta in quell’estate di metà anni ’90.
Attraverso una narrazione frammentata in brevissimi capitoli, seguiamo non solo le avventure pseudo-sentimentali della protagonista con l’Adelmo del titolo, ma anche quelle dei numerosi personaggi secondari: l’amichetta di Camilla che a causa del rapporto conflittuale con i genitori tenta, nell’arco di 222 pagine, il suicido quattro volte; le sfighe sentimentali di Claudia, l’impiegata dell’autoscuola di paese; la ricerca del proprietario della suddetta autoscuola di venti milioni di lire per allestire la consueta gara natante di fine estate; il papà di Camilla e le litigate con la nuova compagna; il mostro del villaggio in preda a impulsi sessuali repressi; ecc.
In poco più di 200 pagine - tra l’altro scritte a passo 45 - con una rosa di personaggi e intrecci così vasti, si nota da subito che non c’è lo spazio narrativo necessario per narrare sufficientemente tutto. Diversi episodi vengono così dimenticati anche se alla fine della lettura quello che rimane è l’idea di un romanzetto scorrevole, a volte surreale, e poco impegnativo con cui passare qualche ora di ozio domenicale [iniziato alle ore 11:00 di domenica mattina, nel primo pomeriggio, dopo debite pause, l’avevo già finito - e non è perché leggo i libri come Super Vicky!]; strappa qualche risata e offre un paio di perle di saggezza poetica, poi però lo si infila nel dimenticatoio.
Utilissimo come lettura da spiaggia.

Carlo Virzì dal canto suo non ha né migliorato né peggiorato il romanzo originale. L’ha reso in celluloide tale e quale: stessi dialoghi, stessi episodi, stessa aria fritta.
Ha solo anteposto l’anno di svolgimento, dal 1994 al 1987.
Potremo così rivedere le cartelle della Naj Oleari, le Girelle che ormai se le filano in pochi, le canzoni della Rettore, i poster dei Duran Duran, le Superga di tela e le mollettine colorate (per noi femminucce, ovviamente). Beh, io nel 1987 avevo sì e no 6 anni, però ricordo che  un paio d’anni dopo, quando andavo in terza elementare, avevo rotto talmente tanto i coglioni ai miei genitori con la cartella rigida sopraccitata che alla fine… non me l’hanno mai comprata. E mi son dovuta tenere quella rosa di Barbie.
Ma sto divagando.
Al contrario del libro, dove la storia raccontata tendeva comunque ad avere, come già detto, una punta di surreale e in cui i suicidi della amica di Camilla, ad esempio, vengono analizzati in maniera ironica e sopra le righe, nel film questi stessi argomenti [suicidio, depressione, crisi coniugale, crisi dell’età adolescenziale, ecc.] vengono presi troppo sul serio e sfociano in un miscuglio di retorica davvero fuori luogo.
Si vede addirittura, dopo un po’ di divertimento e nostalgici ricordi, l’inserimento dell’anoressia e del conflitto sociale tra arricchiti e poveri (!).
No, direi che alla fine il Virzì ha fatto uno scivolone mica da niente. 
Il film è preferibile comunque a “Notte prima degli esami”, anche per la ricostruzione storica e l’atmosfera che ne risulta.
Utilissimo da vedere se non c’avete nulla da fare.

 

film: 6/10

 

libro: 6/10

 

“Adelmo, torna da me”
Teresa Ciabatti
Einaudi Stile Libero, Einaudi, 10 €

“L’estate del mio primo bacio” di Carlo Virzì (2005)




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Sul comodino:

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"In nome dei miei" di Martin Gray

Ho letto nel 2007:

Molto prima dell’amore - A. Mancinelli
Germinal - É. Zola
La banda degli angeli - R. Penn Warren
Le particelle elementari - M. Houellebecq
Pel di carota - J. Renard
La città della gioia - D. Lapierre
Sonata a Kreutzer - L. N. Tolstoj
Le avventure di Arthur Gordon Pym - E. A. Poe
Diane Arbus - vita e morte di un genio della fotografia - P. Bosworth
La donna dello scandalo - Z. Heller
La mia famiglia e ealtri animali - G. Durrell
Racconti e romanzi - La visita - C. Cassola
Una vita diversa - C. Dunne
Poema a fumetti - D. Buzzati
Racconti e romanzi - Le amiche - C. Cassola
Latinoamericana - E. Che Guevara
Canone inverso - P. Maurensig
Arancia meccanica - A. Burgess
Canne al vento - G. Deledda
Il diario intimo di Sally Mara - R. Queneau
Rovine - S. Smith
Adelmo, torna da me - T. Ciabatti
Anna Karénina - L. N. Tolstoj
Bel-Ami - G. de Maupassant
Esercizi di stile - R. Queneau
I love shopping - Sophie Kinsella

Ho visto nel 2007: 

Un’ottima annata - R. Scott
Gli anni in tasca - F. Truffaut
L’uomo che amava le donne - F. Truffaut
Apocalypto - M. Gibson
Azur e Asmar - M. Ocelot
Kirikú e la strega Karabà - M. Ocelot
La cena per farli conoscere - P. Avati
Le particelle elementari - O. Roehler
Baci rubati - F. Truffaut
La fiammiferaia - A. Kaurismäki
Saturno contro - F. Ozpetek
Borat - L. Charles
Il giardino delle vergini suicide - S. Coppola
Notte prima degli esami - F. Brizzi
The libertine - L. Dunmore
Ho voglia di te - L. Prieto
300 - Z. Snyder
Thumbsucker: il succhiapollice - M. Mills
False verità - A. Egoyan
Nuovomondo - E. Crialese
The illusionist - N. Burger
Tutte le donne della mia vita - S. Izzo
Mio fratello è figlio unico - D. Luchetti
Canone inverso - making love - R. Tognazzi
Sunshine - D. Boyle
Pretty baby - L. Malle
A mia sorella! - C. Breillat
La vie en rose - O. Dahan
L’estate del mio primo bacio - C. Virzì
Pirati dei Caraibi: ai confini del mondo - G. Verbinski